Indice di Risposta Umanitaria
DARA - Development Assistance Research Associates, un’organizzazione indipendente di ricerca umanitaria - ha pubblicato l’edizione 2009 dell’Indice di Risposta Umanitaria.
DARA - Development Assistance Research Associates, un’organizzazione indipendente di ricerca umanitaria - ha pubblicato l’edizione 2009 dell’Indice di Risposta Umanitaria.
Da quando e’ stato fondato, nel 1992, lo IASC (Interagency Standing Committee) ha prodotto oltre 90 linee guida, orientamenti di policy, documenti di advocacy e manuali operativi che sono collettivamente noti come “prodotti”. Lo scopo dei prodotti è quello di influenzare le politiche e le pratiche umanitarie.
Lo IASC sta ora svolgendo uno studio per comprendere se i suoi prodotti sono effettivamente utili ed usati sul campo. Desidera inoltre  comprendere come creare prodotti sempre più utili e rilevanti in futuro. Lo studio si basa su di un campione di 8 prodotti e cerca di raccogliere opinioni da parte degli operatori umanitari
Fino alla fine di ottobre è possibile accedere a una serie di questionari on line. Si può scegliere tra questionari riferiti a singoli prodotti, questionari per chi non conosce alcun prodotto dello IASC e questionari per manager di organizzazioni umanitarie. Sono tutti questionari molto brevi (richiedono max 10 minuti per essere compilati) e sono disponibili in inglese, francese, spagnolo.
Chi fosse indirizzato a dare il suo contributo all’indagine può visitare la pagina http://tinyurl.com/iascreview fino al 23 Ottobre
Se la natura messianica e risolutrice dei conflitti assegnata al peacekeeping al termine della guerra fredda aveva già mostrato i suoi limiti negli anni ‘90, il nuovo millennio ha segnato la sconfitta del peacekeeping (enforcing) così come concepito dai teorici dell’interventismo umanitario.
Oggi il peacekeeping sembra piuttosto tornare ad assumere un profilo più basso, traumatizzato dalle esperienze dell’Afghanistan e dell’Iraq dove anche il suo valore morale, anche senza considerare l’implementazione pratica, è stato pesantemente messo in discussione.
Il contesto che probabilmente più di tutti rappresenta questa nuova forma di peacekeeping post-liberale, di basso profilo, ed esclusivamente mirante a creare ‘finestre di opportunità ’ per l’azione politica è il Libano. Qui i soldati ONU, sotto comando italiano, stanno svolgendo un importantissimo ruolo di contenimento del conflitto, ben comprendendo quali siano i limiti della propria azione.
Si è scritto moltissimo sul tema dell’advertising umanitario e della difficoltà di percorrere quella stretta via che separa l’uso “pornografico” del dolore con finalità di marketing dall’inefficacia comunicativa. La realtà è che non è sempre facile trovare la chiave giusta per mettere in pratica il sacrosanto 10° principio del Codice di Condotta del ‘94: “Nelle nostre attività di informazione, di promozione e di pubblicità , presenteremo le vittime di catastrofi come esseri umani degni di rispetto, e non come oggetti di commiserazione“.
Il mondo umanitario dopo la fine della guerra fredda è entrato in una nuova fase. A partire dagli anni ‘90, il mutamento degli scenari geo-politici, sociali ed economici internazionali ha indotto una notevole restrizione degli spazi per le operazioni indipendenti e neutrali di aiuto alle popolazioni vittime di conflitti. Di questa restrizione, Medici Senza Frontiere (MSF), organizzazione pioniera dell’intervento sanitario in aree di conflitto, ne ha colto ripetutamente i segni.
ALNAP ha da poco lanciato un’iniziativa per valutare la percezione generale di funzionamento del settore umanitario. L’obiettivo è la pubblicazione nel prossimo autunno di un rapporto sullo stato del sistema che fornirà una mappatura della performance complessiva del settore e un’analisi dei principali sviluppi nell’ambito umanitario negli ultimi 3 anni, dopo cioé la pubblicazione dei risultati della Tsunami Evaluation Coalition.
Per completare il lavoro di ricerca, ALNAP ha lanciato - nell’ambito dello Humanitarian Performance Project - un sondaggio di settore, la cui partecipazione è aperta a tutti gli operatori umanitari interessati a fornire il proprio contributo. Se sei interessato a partecipare, clicca qui.
Noi italiani siamo ormai abituati a vivere in un paese dove si dice una cosa che il giorno dopo viene regolarmente smentita nelle parole o nei fatti. Tuttavia, sfortunatamente per il nostro Governo, questa abitudine che trasforma la libertà di parola in libertà di mistificare la realtà , non trova assidua applicazione negli altri paesi.
Di conseguenza, quando il Presidente del Consiglio del paese in carica della Presidenza del G8 sostiene senza mezzi termini che bisogna chiedere scusa all’Africa per gli impegni non mantenuti, in molti si potrebbero aspettare un piccolo cambiamento di rotta del Governo Italiano in materia di aiuti internazionali allo sviluppo.
Tra le ragioni che ci hanno spinti a far nascere l’esperienza di UMANITARI la più importante è probabilmente la necessità in Italia di moltiplicare gli spazi per il confronto e la discussione sull’azione umanitaria tra i diversi operatori del settore. In questa stessa ottica si è mossa la collaborazione tra l’agenzia di cooperazione svedese (SIDA) e il programma su policy umanitaria e ricerca sui conflitti della Harvard University che ha portato alla nascita di ATHA - Advanced Training Program on Humanitarian Action.