Tra false scuse e drammatiche realtà
Noi italiani siamo ormai abituati a vivere in un paese dove si dice una cosa che il giorno dopo viene regolarmente smentita nelle parole o nei fatti. Tuttavia, sfortunatamente per il nostro Governo, questa abitudine che trasforma la libertà di parola in libertà di mistificare la realtà, non trova assidua applicazione negli altri paesi.
Di conseguenza, quando il Presidente del Consiglio del paese in carica della Presidenza del G8 sostiene senza mezzi termini che bisogna chiedere scusa all’Africa per gli impegni non mantenuti, in molti si potrebbero aspettare un piccolo cambiamento di rotta del Governo Italiano in materia di aiuti internazionali allo sviluppo.
D’altra parte in un paese come il nostro, che risulta il fanalino di coda in materia di sostegno ai paesi poveri, anche solo un piccolo aumento delle risorse messe a disposizione della cooperazione sarebbe certamente apprezzato e ci consentirebbe di presentare una posizione vagamente più forte e coerente all’interno dei consessi internazionali.
Tuttavia, forse per non smentire la sua proverbiale incoerenza e la sua capacità di vendere realtà immaginarie, al momento di porgere le sue sentite scuse il Premier ha dimenticato di sottolineare come solo due giorni fa sia stato promulgato un Decreto Legge sulla crisi economica che, all’articolo 24, affronta il tema delle missioni italiane di pace all’Estero.
Anche senza discutere dell’opportunità di inserire un tema tanto rilevante all’interno di un gigantesco decreto che tratta di temi totalmente diversi da quello in oggetto, è interessante riscontrare come ancora una volta a fare le spese delle decisioni del Governo saranno proprio le popolazioni più sfortunate del pianeta.
Infatti, tradizionalmente all’interno del decreto missioni sono sempre stati stanziati fondi per la cooperazione civile allo sviluppo che, incrementando gli scarni finanziamenti previsti dalla legge finanziaria, andavano a sostenere l’azione delle nostre Organizzazioni Non Governative nelle aree di crisi del pianeta. Tuttavia questa volta, nonostante i mille impegni presi in sede G8, dei 45 milioni di euro promessi all’inizio dell’anno non vi è più traccia. Piuttosto si è preferito creare un fondo comune per finanziare tutte le missioni italiane all’estero, sia in ambito militare che per quanto riguarda la cooperazione civile, pari a 510 milioni di euro che saranno poi suddivisi con apposito decreto del Ministero della Difesa, esautorando così ancora una volta il Parlamento. La decisione di demandare la decisione della ripartizione dei fondi al Ministro della Difesa evidenzia la volontà di privilegiare l’aspetto militare delle missioni riducendone la componente civile. In questo senso, dato anche l’aumento delle missioni per cui dovranno essere stanziati i fondi, è probabile che la cooperazione civile subirà ulteriori tagli alle proprie attività.
Come se questo non bastasse, al fine di garantire copertura per le operazioni di cooperazione svolte in prima persona dai militari, finalizzate quindi a favorire gli interessi strategici piuttosto che quelli delle popolazioni locali, si prevede che i comandanti delle missioni all’Estero possano stipulare accordi diretti ‘con pubbliche amministrazioni’ per reperire i fondi necessari. Questa norma apparentemente innocua rischia invece di divenire il mezzo tramite cui subappaltare la nostra cooperazione allo sviluppo e la nostra politica estera, ai militari attraverso incontrollabili accordi bilaterali che potranno coinvolgere soggetti impegnati nel settore della cooperazione civile allo sviluppo come il Ministero degli Esteri, o le Regioni impegnate nella Cooperazione Decentrata.
Infine, seguendo lo schema della finanza creativa, si accantona il 15% dei fondi (attualmente indeterminati) destinati alla cooperazione civile, come riserva per rispondere ad improvvise situazioni di crisi. In tal modo si eviterà, nel momento in cui dovessero scoppiare catastrofi umanitarie nel mondo, di mettere mano al bilancio statale per rispondere alle emergenze. Ci si limiterà infatti ad intaccare ulteriormente i fondi per la cooperazione civile, nella consapevolezza che, grazie al vecchio trucco di dare con una mano e togliere con l’altra, si potrà fingere di aiutare le popolazioni del sud del mondo.
Ci sono altri articoli del decreto che meriterebbero un approfondimento, come ad esempio la decisione di finanziare la manutenzione delle navi Libiche (che difficilmente si configurano come forze italiane all’Estero), ma basti quanto sin qui evidenziato per sottolineare come ancora una volta le dichiarazioni del Governo siano drammaticamente smentite dai fatti. Uso l’aggettivo drammaticamente perché a soffrire dell’ennesima bugia non saremo noi italiani, ma persone che si aspettano da noi un atteggiamento coerente per vincere la povertà e promuovere il proprio sviluppo.
Giulio Di Blasi
giulio.diblasi@gmail.com


luglio 6th, 2009 at 7:06 pm
Non credo che la norma che autorizza il fund-rasing pubblicoa dei militari possa generare risorse sufficienti. E’ improbabile che le regioni decidano di sub-appaltare un loro struemnto di politica estera ad un sub-appalatatore così indipendente come i militari. Tuttavia il comma solleva dubbi legittimi sull’adeguatezza del conto economico di 510 milioni previsto dall’articolo. Il motivo è che gran parte di tutto il decreto anticrisi è finanziato su proiezione di entrate presunto non ancora disponibili. Nell’immediato questo si traduce in un indebitamento maggiore che dovrebbe essere coperto con il recupero dell’evasione e dall’aumento delle plusvalenze dell’oro, ma oggi quei soldi sono solo presunti. Altro elemento interessante è il fatto che l’articolo sulle missioni non attinga dalle disponibilità del fondo missioni che dovrebbe disporre ancora di 192 milioni di euro, a meno di decurtazioni pregresse. Solo 10 milioni dei 192 vengono unsati dal decreto anticrisi…dove sono finiti i 180 rimanenti? Per quello che riguarda i 45 milioni per la cooperazione che il governo si era impegnato a stanzare a febbario appuntamento, senza appello nè discussione parlamentare, entro il 10 luglio…
luglio 6th, 2009 at 7:54 pm
Concordo in toto con Iacopo, e aggiungo che secondo il mio modesto parere il comma 10 possa nascondere più rischi di quanto sembri. Il problema infatti è che crea una via legale per quella che potrebbe configurarsi come una scelta politica a carattere sistemico. Se infatti dall’alto dovesse arrivare a enti locali e pubbliche amministrazioni l’invito a sostenere la cooperazione militare rispetto a quella civile posso facilmente immaginare che non saranno in pochi a seguirlo. Anche perchè in fondo andare a farsi riprendere tra i peacekeepers italiani in Libano mentre si apre una scuola può avere anche più appeal mediatico di una identica immagine con la cooperazione civile.
Per quanto riguarda i fondi restanti i commi 5 e 6 (se non ricordo male) danno diritto di attingere ai fondi restanti dal decreto ma solo per quanto riguarda il comma 1 (cooperazione civile). Per scoprire dove finiranno gli altri fondi suppongo di debba dare uno sguardo più approfondito al resto del decreto o alla finanziarietta di metà anno che sarà discussa congiuntamente (e che non è ancora stata presentata)
Infine dubbi forti restano sul fatto che sia un atto del ministro della difesa e non degli esteri a suddividere i fondi, per ora questo ha un valore solo simbolico, vedremo quanto la preoccupazione si tramuterà in realtà.