Advertising umanitario
Si è scritto moltissimo sul tema dell’advertising umanitario e della difficoltà di percorrere quella stretta via che separa l’uso “pornografico” del dolore con finalità di marketing dall’inefficacia comunicativa. La realtà è che non è sempre facile trovare la chiave giusta per mettere in pratica il sacrosanto 10° principio del Codice di Condotta del ‘94: “Nelle nostre attività di informazione, di promozione e di pubblicità, presenteremo le vittime di catastrofi come esseri umani degni di rispetto, e non come oggetti di commiserazione“.
Sulla rete trovate svariati blog (ad esempio questo e questo) con migliaia di esempi di campagne sociali, alcune riuscite altre meno. Molti clichè e qualche idea geniale, come normale nel campo della comunicazione pubblicitaria.
Quello che è invece interessante dello sport cinematografico di MSF UK che ho inserito all’inizio di questo post è la scelta del loro web editor di pubblicare on line i commenti ricevuti via blog, twitter, facebook dagli spettatori. Ne è nato un dibattito estremamente ricco che offre uno spaccato interessante di come il pubblico (almeno nel Regno Unito) percepisce la comunicazione umanitaria.
A conferma – se ce ne fosse stato bisogno – di quanto nel nostro mestiere, che ci troviamo sul campo o in un ufficio comunicazione, la regola numero 1 è sempre la stessa: ascoltare le persone con e per cui lavoriamo.

